Tutti, tutti, riposano sotto l'alberi pizzuti.
lunedì, 11 dicembre 2006

Della mia vita avevo fatto un palcoscenico
Per caso non facevo il comico,
per caso facevo l'impiegato,
ma col sorriso sempre sulle labbra.

Gioie e dolori li affrontavo
alla stessa maniera
Un pacca sulle spalle
una battuta, uno sberleffo.

Se sei triste, pensavo, e vieni da me
non cercherai chi ti affossi, ma chi ti tiri su
E se sei felice, pensavo, e vieni da me
non cercherai chi insinui il dubbio nella tua gioia,
ma chi la sostenga.
E se sei arrabbiato, disilluso, derelitto, affamato o stanco
Non vorrai un arrabbiato, un disilluso, un derelitto,
un lamentoso o uno più stanco di te al tuo fianco.

Questo pensavo, questo penso tuttora.
Un unico cruccio mi tromenta
quel pomeriggio piovoso
mangiato dalla malattia.

La mia famiglia intorno ed io,
radunate tutte le mie forze, seduto sul letto
a fare il mio discorso di addio.

Non so, forse si aspettavano, l'ultima barzelletta,
o forse ero semplicmente comico così,
minuscolo in un letto troppo grande, in mutande,
con un pigiama di quando pesavo 100 chili di più.

"Vi voglio bene" dissi...
Risero.
"Vi voglio bene" ripetei...
Ma non so quanti, tra le risa, fecero caso a quel filo di voce.

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martedì, 05 dicembre 2006

Una vita rombate la mia
contro tutto contro tutti
contro regole e rogolamenti
contro regolatori e regolati.

Un romantico direte voi
che vagheggiate di rivoluzioni
e sogni eroici di riscatto del popolo

Uno stronzo direbbe lei
abbandonata con la pancia
che già cominciava ad intraveredrsi

Uno stronzo direbbe mio padre
costretto a vendere la bottega
e a bruciare l'insegna "Calabrò e Figlio"

Uno stronzo direbbe mio fratello
sgomento nel trovarci ubriachi
io e sua moglie nudi sul suo letto

Uno stronzo direi io
morto suicida per privare mia madre
di una cerimonia cristiana
e trovarmi invece in chiesa
ben vestito tra salmi e gloria

Uno stronzo direbbe il vecchio bardo
Che sa che i preti non son più quelli di un tempo
e nemeno al suicida ormai negano più la pietà

Uno stronzo perfetto, direi io
Se solo avessi ancora una voce per farlo
Se solo avessi ancora una manciata di min

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lunedì, 04 dicembre 2006

Morii per un male
che non avevo paura di pronunciare.
Un male feroce che affrontai a cuor leggero
quando me lo trovarono lì
rannicchiato nell'addome

Da tempo lo sentivo, da tempo ci scherzavo su
dissi che lo avrei affrontato.
Affrontato, compreso e superato
come ogni altra difficoltà che da la vita

Morii per un male
che l'ultimo mese avevo una paura fottuta di proncuniare
Morii senza testamento, senza ultime volontà
Morii senza quella cazzo di lista di cose da fare prima di
perchè ero sicuro che ce l'avrei fatta

E quando mi resi conto d'essermi sbagliato
Non c'era più tempo per nulla
"Meglio così" pensai mentre soffrivo
"Per fortuna l'uomo non vince sempre... meglio così"

Meglio così, ma fatemi un favore,
fatemi un favore ve ne prego ,
non credete a quelle stronzate 
sull'ottimista che muore ridendo.

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venerdì, 01 dicembre 2006

Ebbi una vita perfetta, ideale, gioconda
Lavoro, carrierra, benessere, ricchezza
e poi figli, famiglia, discendenza ed amore
in quest'ordine li cercai
in quest'ordine li ricevetti

Ed eccomi lì
passati ottantanni,
della mia gioventù nulla rimane.
Gli asini sostituiti dai jet.
Il calamaio dalle tastiere

Ed eccomi lì,
a morire come tutti desiderano,
al caldo nel mio letto
una vita vissuta in pieno,
circondato dall'affetto dei cari

Dopo mesi che mi cagavo e pisciavo addosso
Con la filippina che mi pulisce il culo
Circondato dall'affetto dei cari che mi sono intorno
e che in quel momento, mortacci loro, mi sopravvivono.

Eccomi lì una morte perfetta,
che tutti desiderano
che auguro a tutti...

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giovedì, 30 novembre 2006
Mi chiamavo Marta Milani,
ma il mio nome non era Marta ed il mio cognome non era Milani.
Mi chiamavo così perchè altri avevano scelto quel nome,
perchè migliore del mio
più bello, armonioso, facile al ricordo, migliore del mio!

Ero laureata in filosofia,
e per 5 euro l'ora vendevo corsi di inglese,
importunavo la gente,
motivata da una laureata in filosofia
ossessiata dall'obiettivo delle 3000 chiamate giornaliere.

Ci definiva la sua squadra e ci supportava,
Noi, dodici Marta Milani identiche in nulla se non in quel nome,
venendoci alle spalle e comunicandoci con carica
lo stato di avvicinamento al traguardo.

Ma la odiavamo e lei lo sapeva.
Lei era il massimo delle nostre aspettative
Un avvilente, deprimente, massimo delle nostre aspettative
la odiavamo e lei lo sapeva.

Quando quell'auto sbandò alla fermata
c'eravamo solo io e lei
"Marta! Attenta!" mi gridò spaventata...
"Mavaffancu..." fu tutto ciò che le mie labbra pronunciarono
ed è tutto ciò che ancora oggi le ripeterei... "Mavaffancu..!"
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mercoledì, 29 novembre 2006

Dove sono Piero, Franco, Onofrio, Gianni e il Polpetta
Il precario, il raccomandato, il pensionato, il ricco e il finanziere?
Tutti, tutti, riposano sotto l'alberi pizzuti.

Uno si spense manco quarantenne,
Uno ebbe funerali di stato,
Uno si strozzò con una lisca,
Uno non lo salvarono i dottori,
Uno fu maldestro con la propria arma,
Tutti, dormono, dormono, dormono sotto l'alberi pizzuti.

Dove sono Maria, Iolanda, Monica, Azizza e Rebecca,
La soubrette, la donna in carriera, la mamma, la zingara, l'impiegata delle poste,
Tutte, tutte dormono, sotto l'alberi pizzuti.

Una morì per dimenticanza,
Una per volontà,
Una perì contenta,
Una incazzata nera,
Una avrebbe preferito non morire,
ma tutte, tutte dormono, dormono, dormono, sotto l'alberi pizzuti.

E dov'è quel bel ragazzo
che la vita aveva sempre aiutato nonostante fosse un inetto totale
Progetto Ghaia si era scelto come nome
e buttava il suo tempo cianciando e non pensando a nulla
se non al denaro, all'amore e la cielo?
Eccolo lì, che ciancia e si fa vanto di meriti non suoi.
Eccolo lì che aspira ad una gloria immotivata.
Eccolo lì sotto l'alberi pizzuti!

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